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1184 BRACCIO DI
MONTONE (Andrea Fortebraccio, Braccio
da Perugia, Andrea di Montone) Di Perugia. Conte di Montone e di Foggia,
principe di Capua. Signore di Perugia, Todi, Rieti, Narni, Terni, Città della
Pieve, Montecassiano, Spello, Nocera Umbra, Sassoferrato, Jesi, Orte, Orvieto,
Assisi, Città di Castello, Spoleto, Arcevia, Cingoli. Padre di Carlo e di Oddo,
zio di Niccolò Fortebraccio, cognato di Cherubino da Perugia, di Berardo da
Varano e di Malatesta Baglioni, nipote di Rinieri da Perugia.
1368 (luglio)
– 1424 (giugno)
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Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed
altri fatti salienti |
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1385/86 |
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9 cavalli |
Puglia |
Milita dapprima come
paggio nella compagnia di Guido d’Asciano e quindi nella compagnia di
Alberico da Barbiano. Nel periodo conosce Muzio Attendolo Sforza con il
quale litiga per la prepotenza esercitata da tale uomo d’arme nella
divisione di una preda; entra, successivamente, in amicizia con l’Attendolo. |
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1390 |
Fuori usciti |
Perugia |
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Umbria |
Irrompe in Montone
con 2 fratelli ed uccide nella piazza 2 membri della fazione a lui
contraria, quella dei raspanti; ne ammazza subito dopo un terzo quando
costui ritorna da Perugia: per l’azione viene chiamato dai suoi
famigliari Braccio invece di Andrea. Manifesta ancora la propria
irrequietezza mettendosi a capo di alcuni a bitanti della località, i
quali uccidono un tifernate di passaggio: Città di Castello oltre a
reclamare a Perugia la punizione dei responsabili, decreta una taglia
sulla sua testa. Si allontana prudenzialmente dal perugino: forma una
compagnia di 15 uomini d’arme e milita agli stipendi dei Montefeltro
contro i Malatesta. |
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1391 |
Urbino |
Rimini |
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Marche |
Con pochi uomini
tenta di assalire la rocca di Fossombrone; nel ritirarsi cade in un’
imboscata. Ferito ripetutamente al petto è fatto prigoniero: per
riscattarsi deve pagare ai terrazzani 2000 ducati. In un altro episodio
viene ferito gravemente alla nuca; gli rimane come ricordo di queste
prime gesta un intorpidimento alla gamba sinistra che si manifesta
esteriormente con una leggera zoppia. |
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1393 |
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Lug. |
Fuori usciti |
Perugia |
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Umbria |
Con pochi soldati
accorre a Fratta (Umbertide), per impedire che la località sia ceduta da
Ciucio da Paterno ai raspanti di Biordo dei Michelotti: accerchiato per
strada da molti fanti del castellano, è catturato e rinchiuso nella
rocca. E’ liberato solo quando i fratelli consegnano Montone ai rivali;
Braccio rifiuta ogni profferta di militare al servizio del Michelotti.
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1395 |
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Apr. |
Napoli |
Antip. |
12 lance |
Lazio |
Lascia Viterbo con
un piccolo seguito e ritorna a combattere per il Barbiano nel regno di
Napoli; si incontra nuovamente con lo Sforza. |
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1396 |
Fuori usciti |
Perugia |
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Umbria |
Affianca i
fuoriusciti contro i perugini. |
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1397 |
Firenze |
Milano |
30 lance |
Toscana |
Sconfitto, ripara a
Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) e passa agli stipendi dei fiorentini;
ha il comando di 30 uomini d’arme e combatte agli ordini di Crasso da
Venosa e di Bindo da Montopoli. |
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1398 |
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Feb. |
Chiesa |
Perugia |
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Umbria |
Affianca i pontifici
di Malatesta Malatesta e di Bartolomeo da Pietramala per impadronirsi di
Montone. |
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Mar. |
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Umbria |
Alla morte del
Michelotti, attacca ancora Perugia con Bartolomeo Oddi e gli altri
fuoriusciti. |
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Ago. |
Macerata |
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Marche |
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Autun |
Chiesa |
Perugia |
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Umbria |
Ha Montemelino ed il
castello di Vico; devasta l’assisate con Ceccolo Broglia in un inutile
tentativo di entrare nel capoluogo. |
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1400 |
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Ritorna in esilio
quando Perugia si dà ai Visconti. |
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1402 |
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Sett. |
Chiesa |
Milano |
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Umbria |
Alla morte di Gian
Galeazzo Visconti passa al sevizio dei pontifici contro i viscon tei che
controllano Perugia. Affianca Paolo Orsini, Mostarda da Forlì e Conte da
Carrara, tutti agli ordini di Giannello Tomacelli. |
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Ott. |
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Umbria |
Preda le campagne
con i condottieri pontifici ed i fiorentini Crasso da Venosa e Bindo da
Montopoli. |
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1403 |
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Gen. |
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Umbria |
E’ sconfitto sotto
Assisi, in un combattimento durato tre ore, da 2500 cavalli condotti da
Ottobono Terzi; non si dà alla fuga, ricostituisce le sue file con i
fuoriusciti e compie scorrerie in tutto il territorio. |
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Estate |
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Umbria |
Ritorna ad assediare
le 2 rocche di Assisi ed impedisce che siano soccorse dai viscontei.
Batte gli avversari a Pieve Caina, conquista più di 50 castelli e
minaccia da vicino Perugia, alla cui difesa è rimasto il solo Ceccolino
dei Michelotti perché il Terzi è rientrato in Lombardia. |
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Ago. |
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Umbria |
Il papa Bonifacio IX
si rappacifica con i ducali ed ottiene Bologna, Perugia ed Assisi: in
cambio i raspanti procurano che i fuoriusciti non solo non rientrino in
Perugia, ma che neppure vi si possano avvicinare a meno di 20 miglia. |
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1404 |
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…….. |
Firenze |
Milano |
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Lombardia |
Ritorna al servizio
del Barbiano. Il suo operato, come quello di Lorenzo Attendolo, viene
richiesto a Lodi dal signore di Cremona Ugolino Cavalcabò. |
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……. |
Cunio |
Faenza |
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Romagna |
Affianca il Barbiano
nella guerra contro il signore di Faenza Astorre Manfredi. |
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Ott. |
Cunio |
Chiesa |
150 cavalli |
Emilia |
Combatte i
pontifici, sempre a favore del Barbiano. Giunte sul fiume Reno, le
truppe del conte di Cunio sono sorprese dagli uomini di Bernardo della
Serra, di molto superiori di numero. Il Montone, che è alla
retroguardia, respinge un primo assalto; propone al suo comandante di
costruire 3 ponti di legno e di trincerare l’accampamento nei pressi,
per permettere all’esercito di attraversare il fiume. Si colloca alla
difesa delle trincee e ributta gli ulteriori attacchi; alla fine, supera
anch’egli il Reno e giunge alle Fornaci. Per la sua azione il Barbiano
lo arma cavaliere, gli accresce la paga e porta la sua condotta a 150
cavalli; ha anche il privilegio di inalberare come stemma le insegne
del conte di Cunio. |
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……. |
Ferrara |
Venezia |
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Veneto |
E’ inviato in
soccorso di Francesco Novello da Carrara per contrastare i veneziani.
Con lui si trovano anche Lorenzo Attendolo e Rosso dall’Aquila. |
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1405 |
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……. |
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Veneto |
E’ in continua
contesa con l’Attendolo ed il dall’Aquila: il governo della compagnia è
tenuto mensilmente a turno da uno dei tre capitani. Il terzo mese,
quando gli spetta il comando, gli altri due si rifiutano di sottostare
alla sua autorità; i soldati si ribellano e l’Attendolo ed il
dall’Aquila devono cedere. E’ calunniato davanti al Barbiano che decide
di farlo uccidere; la stessa moglie del conte di Cunio lo avverte
dell’insidia, per cui riesce a sfuggire alla morte con la fuga dal
campo. Il Barbiano si pente della sua decisione e tenta di riaverlo ai
suoi ordini. |
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Sett. |
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Lazio ed Umbria |
Si trova
nell’indigenza, tanto che è costretto a vendere i propri indumenti. Si
reca a Roma sconvolta dalla recente espulsione del papa Innocenzo VII,
dalle ambizioni degli Orsini e dei Colonna, dalle armi del re di Napoli
Ladislao d’Angiò e dalle rivolte popolari. Si mette agli ordini di
Mostarda da Forlì, ma in capo a due giorni il condottiero pontificio è
ucciso dall’ Orsini; decide allora di andare a Viterbo con 7 compagni e
di condursi direttamente con il pontefice. Si ferma a Foligno e prende
fuoco la casa in cui ha preso alloggio: in tal modo perde il poco che
gli è rimasto; a Viterbo non ha di che pagare l’osteria in cui sosta. Il
gestore dell’albergo non solo non vuole essere da lui pagato, ma gli
dona 4 ducati e lo raccomanda al figlio che esercita la sua stessa
attività a Bolsena. Anni dopo il Montone ritornerà a Viterbo, farà
ricercare l’antico benefattore, soddisferà i suoi debiti e lo farà
liberare dal carcere carcere in cui è stato rinchiuso. Da ultimo, lo
ammetterà alla sua corte e lo farà trattare da tutti con liberalità. |
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1406 |
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Gen. |
Chiesa ……… Fuori
usciti |
………Perugia |
300 cavalli |
Emilia Toscana e
Umbria |
Gli è data una breve
condotta dal cardinale Baldassarre Cossa, il futuro antipapa Giovanni
XXIII. Raggiunge poi Sansepolcro con 800 cavalli, per lo più
fuoriusciti, e molesta il perugino: affrontato da Pietro da Bagno e da
Paolo Orsini deve desistere. |
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1407 |
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Gen. |
Comp. ventura |
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Emilia Romagna
Toscana |
Parte da Perugia con
Fabrizio da Perugia e danneggia vari contadi della Romagna; passa in
Romagna seguito da molti venturieri per il valico di Montecoronaro e per
Pieve Santo Stefano; si ferma a Sansepolcro ed inizia una serie di
operazioni ricattatorie nei confronti di alcuni piccoli comuni, che gli
procura il denaro necessario per mantenere la sua compagnia, il cui
nerbo sarà sempre formato da esuli perugini |
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Apr. |
Fuori usciti |
Perugia |
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Umbria |
Con Fabrizio da
Perugia e Jacopo di Francesco, è a Citerna ed a San Giustino: si ferma a
Pistrino con 600 cavalli e 500 fanti e cavalca più volte nel contado di
Perugia lungo il Trasimeno; viene quindi a Montecastelli nel tifernate.
Raccoglie altre truppe a Città di Castello e nel contado di Gubbio ed è
affrontato nel perugino da alcune compagnie raccolte da Ceccolino dei
Michelotti; è alfine è bloccato da 1000 cavalli capitanati dall’Orsini.
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Mag. |
Comp. ventura |
Fermo Ancona Rimini |
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Marche |
Gli abitanti di
Rocca Contrada (Arcevia) gli offrono la signoria della città, purché li
liberi dall’assedio del marchese di Fermo Ludovico Migliorati. Raggiunge
Arcevia ed avverte i difensori della sua venuta: ne è subito nominato
signore; alla testa di 1000 cavalli e 4000 fanti, ha Calzarolo e vi
cattura 30 soldati di guardia che sono svaligiati; il giorno seguente
occupa Castiglione presidiata da Ranieri Vibi del Frogia; entra in
Montalto delle Marche, difesa da 30 soldati di Rodolfo da Perugia, e non
permette che la località sia messa a sacco. Al suo avvicinarsi il
Migliorati lascia il campo con 1500 cavalli e 1500 fanti mentre sotto
Arcevia rimane Angelo della Pergola. Nel cercare di rompere l’assedio,
il Montone si reca con soli 100 cavalli in un punto dove sono stati
distrutti dagli avversari alcuni mulini: è attaccato all’improvviso da
700 cavalli del della Pergola. Si rafforza su un colle; con alcune
sortite scompagina le file nemiche alternando sempre gli uomini a sua
disposizione. Dopo alcune ore il della Pergola ordina a 2 compagnie di
fanti di salire sul colle sui fianchi dello squadrone del Montone, in
modo di poterlo assalire anche dall’alto. Il condottiero perugino
previene gli avversari, fa occupare da 15 cavalli la som mità della
collina e respinge l’attacco dei fanti che sono respinti con qualche
perdita. Sul far della sera cessa lo scontro; 12 sono gli uccisi fra i
cavalli del della Pergola, 15 fra i suoi. Quasi tutti i suoi uomini
hanno sul corpo i segni della zuffa: un certo Spinta riporta 105 ferite
e Guglielmo Lancellotti 72. Salvatosi dalla pericolosa situazione,
attacca il della Pergola e lo mette in fuga: 300 soldati sono svaligiati
delle loro armi ed altri passano al suo soldo. Incomincia a scorrere
nelle Marche e cerca invano di ottenere Montegiorgio con l’aiuto dei
ghibellni locali; depreda l’anconetano; i numerosi prigionieri sono
liberati mediante il pagamento di una taglia complessiva di 7000 ducati.
Occupa il monte Conero e devasta il territorio di Fano, dove si
impadronisce di alcuni castelli. Si rappacifica con il Migliorati. |
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Giu. lug. |
Comp.
ventura………Napoli |
Recanati
………Ascoli Piceno |
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Marche |
Fa ricche prede ed
imprigiona numerosi uomini nel recanatese; si sposta nel fermano e passa
agli stipendi di Ladislao d’Angiò. Sul Tenna si congiunge con il
Migliorati, che milita anch’egli con il re di Napoli; i due capitani
passano vicino a Fermo e puntano su Ascoli Piceno; si presentano a
Tusino, Cosignano e Ripatransone. A luglio mette a sacco Ascoli Piceno. |
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Ago. |
Chiesa |
Fermo |
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Marche |
E’ a Fiastra e con
Berardo da Varano (1500 cavalli e 1000 fanti) appoggia il vicerettore
della Marca, il vescovo di Sarzana, ai danni del Migliorati: si accampa
nei pressi di Servigliano ed in una settimana ha Belmonte Piceno, Monte
San Pietrangeli, Sant’Elpidio a Mare, Monteleone di Fermo, Monte Giberto
e Montottone; seguono a tali centri, anche la caduta in pochi giorni di
Grottazzolina, San Giovanni in Bustio (San Giovanni) e Monturano che si
arrende a patti. Con l’arrivo alla difesa di Fermo di Piero da Parma,
supera il Chienti, si impossessa dei borghi di Montecosaro (non del
castello) e di Montegranaro. Spaventato da tali successi, il marchese di
Fermo raccoglie 3000 cavalli e si scontra con il Montone nella pianura
del Chienti, a Montecosaro. Il Migliorati è sconfitto; si incontra con
il condottiero perugino a Cingoli e tramite il Varano gli giura
perpetua pace. |
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1408 |
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Gen. feb. |
Camerino |
Rimini Fabria
no S.Seve rino M. |
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Marche |
Costringe i
malatestiani ad allontanarsi da Castelraimondo ed a riparare a Fabriano.
Gli avversari ritornano nelle vicinanze per recuperare le prede; i
saccomanni cadono in un agguato preparato in anticipo dal Montone e sono
assaliti alle spalle: 200 cavalli sono fatti prigionieri, mentre il
resto delle truppe si rifugia ancora a Fabriano. Gli abitanti di tale
centro cercano di sbarrargli i passi degli Appennini: li anticipa con lo
stratagemma di farsi precedere da alcune cavalle in calore mandate
avanti verso i monti. Queste sono tallonate dai suoi cavalli che,
seppure stanchi per i molti sforzi sopportati, si mettono al loro
inseguimento. Manda i suoi uomini alle stanze invernali. Viene a
conoscenza che in Apiro è entrato con 300 cavalli Martino da Faenza con
l’aiuto di Onofrio Smeducci: lo assale e mette a sacco la località senza
accettarne la resa a patti. Gli uomini d’arme sono svaligiati. I Cima,
signori di Cingoli, gli consegnano 5000 ducati per avere Apiro e perché
abbandoni il territorio. Il Montone assedia pure Antonio da San Severino
nel castello di San Severino Marche: riceve una buona somma di denaro e
si ritira. Per la leggenda è una visione di alcuni santi guerrieri
collocatisi sulle mura a difesa della fortezza, ad indurlo a venire a
patti con l’avversario di turno. In ogni caso ora è in grado didare la
paga alle sue truppe; si fortifica nei pressi di Cingoli. |
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Mar. |
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Marche |
Esce da Cingoli con
700 cavalli e 200 fanti Martino da Faenza: il Montone ributta gli
avversari entro le mura ed infligge loro sensibili perdite. Deve
tuttavia ritirarsi; saccheggia il contado di Fabriano e si allea con il
signore di Sassoferrato. |
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Apr. |
Napoli |
Perugia |
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Marche e Umbria |
E’ contattato nel
Piceno da Ottino Caracciolo e da Mattia Graziani, che lo persuadono a
ritornare al soldo del re di Napoli per guerreggiare Todi e Perugia.
Distribuisce fra i soldati il primo soldo di 14000 fiorini, lascia nelle
Marche alcuni presidi ed arriva veloce in Umbria con 1200 cavalli e 1000
fanti. Devasta le terre dei Trinci perché i folignati non vogliono
rifornire di vettovaglie le sue truppe; espugna e mette a sacco
Verchiano. |
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Giu. |
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Umbria |
Perugia si arrende a
Ladislao d’Angiò, con la promessa che tutti i fuoriusciti siano
dichiarati suoi nemici dal re angioino. |
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Lug. ott. |
Comp. ventura |
Napoli |
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Umbria e Marche |
Si ferma a Todi ed
il Montone ha sentore della trama che viene ordita ai suoi danni dal re
di Napoli. Invia il Lancellotti da Pieretto de Andreis con alcuni doni e
gli affida l’incarico di contattare segretamente l’amico Caracciolo (che
si trova al fianco del conte di Troia) per conoscere le reali intenzioni
del re di Napoli nei suoi confronti. Il Lancettotti porta a termine la
sua missione ed il Montone ha la conferma dei suoi sospetti; lascia 300
cavalli alla guardia di Todi e si porta con tutti i suoi nella marca di
Ancona. Richiamato dal sovrano a Roma, si rifiuta di muoversi e gli si
dichiara nemico. A settembre batte sul Promeno Giulio Cesare da Capua e
l’Andreis l’Andreis; si trasferisce nella Marca, si accampa tra
Senigallia e Montalboddo (Ostra vetere). Si impossessa di Jesi e vi è
assediato dall’Andreis che comanda 6000 armati: l’avversario in breve è
costretto a ripiegare. |
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1409 |
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Primavera |
Firenze |
Napoli |
1200 cavalli e 1000
fanti |
Umbria |
Combatte il re di
Napoli a fianco dell’Orsini e dello Sforza. Si trova a Città di
Castello. |
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Mag. |
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Toscana |
Difende Arezzo con
Malatesta Malatesta dagli attacchi portati da Guidantonio da
Montefeltro. Si fortifica nei castelli vicini a Cortona ed in val di
Chiana; da qui, senza accettare alcuno scontro, sorprende i
distaccamenti napoletani con frequenti attacchi notturni ai loro campi,
ne intercetta i convogli, ne uccide i saccomanni. |
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Sett. |
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Lazio ed Umbria |
E’ ad Arezzo. Gli
avversari ripiegano a lasciano grosse guarnigioni a Perugia, Orvieto e
nelle città della Marca e del ducato di Spoleto. Si porta a Città di
Castello, dove gli sono regalati capponi, cera, foraggio e generi vari
di conforto; avanza nella valle del Tevere e batte ad Umbertide Giulio
Cesare da Capua che ne è alla guardia con 2000 cavalli. Gli cattura 50
cavalli: il bottino è diviso fra i soldati di Braccio e quelli
tifernati. Ritorna a Città di Castello, tocca Orvieto e vi si congiunge
con i fiorentini. |
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Ott. |
Comp. ventura |
S. Severino M. |
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Lazio e Marche |
Con la defezione
dell’Orsini nel campo fiorentino ed in quello dell’antipapa, può
proseguire la sua marcia ed entrare in Roma. Assedia Castel Sant’Angelo
finché, con l’avvicinarsi dei mesi freddi, rientra nelle Marche. Toglie
Apiro ad Antonio da San Severino e rientra nel todino per contrastare
con più efficacia gli avversari. |
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Nov. |
Firenze |
Napoli |
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Umbria e Marche |
Allontana il
Montefeltro dal perugino facendo pressioni su Gubbio; gli toglie nel
pesarese il castello di Monte Gherardo. |
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1410 |
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Gen. |
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Umbria |
Sosta a Fratticciola
Selvatica; preda il Chiugi; nelle sue scorrerie fa 80 prigionieri e
razzia 5000 buoi, 1000 cavalli e 10000 bestie minute; Ceccolino dei
Michelotti, alla guardia di Perugia con il Tartaglia, si propone di
sbarrargli il passo nei pressi del lago Trasimeno. Il Montone appieda i
suoi cavalli e li confonde con i fanti mentre passa sotto un alto colle,
dove si è appostato l’avversario: costui se ne sta agli inizi inattivo,
perché crede maggiori di quanto non siano le forze nemiche. Ha poi
varie scaramucce con i perugini ed alla fine è in grado di raggiungere
con le prede i suoi alloggiamenti: del bottino, ad ogni uomo spettano 10
capi. |
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……. |
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Umbria e Emilia |
I fuoriusciti
rimangono attorno a Perugia con Giacomo degli Arcipreti; egli accorre a
Bologna dove il cardinale Cossa è stato appena assunto al soglio
pontificio. |
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Apr. |
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